Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Accompagnare

Illuminata dallo sguardo di Cristo, la Chiesa accompagna, ovvero “si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene”. Accogliere con amore, non deve avvenire a discapito della verità perché un amore senza verità è un inganno.
Parimenti l’annuncio della verità, non può avvenire senza l’amore perché la verità senz’amore è cieca e antievangelica.
L’accompagnamento, allora, assume i tratti dell’equilibrio tra amore e verità, la verità dell’annuncio dell’amore misericordioso di Dio che si rivolge a tutti, soprattutto a chi ha più bisogno di misericordia.

Discernere

La comunità ecclesiale deve evitare giudizi o posizioni che non tengano conto “della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione”. Nell’accompagnare le diverse situazioni, la Chiesa deve esercitare il discernimento e aiutare le persone a viverlo. Francesco invita ad attuare l’insegnamento di san Giovanni Paolo II riguardo alla “legge della gradualità”. Essa parte dalla consapevolezza che l’essere umano “conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita”. Attraverso la legge della gradualità – che non è una legge ad personam o una “gradualità delle legge” – la Chiesa-madre accompagna le persone a una progressiva integrazione dei doni di Dio e delle esigenze del suo amore nel loro amore umano e nel loro vissuto quotidiano. Discernere è vedere le sfumature. Davanti alla complessità delle situazioni, Francesco chiarisce che è possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento
personale e pastorale dei casi particolari “poiché il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”.

La famiglia: prima scuola

Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Il compito educativo dei genitori è così fondamentale e primario che non può essere delegato del tutto ad altre istanze come la scuola. “Anche se i genitori hanno bisogno della scuola per assicurare un’istruzione di base ai propri figli, non possono mai delegare completamente la loro formazione morale”. I genitori, però, possono essere educatori attendibili soltanto se si mostrano degni di fiducia agli occhi dei loro figli. La responsabilità educativa passa attraverso il generare fiducia nei figli e l’ispirar loro un amorevole rispetto. La fiducia e il rispetto sono nutriti dal dialogo e consolidati dalla coerenza tra parola e vita. Attraverso un sano rapporto tra figli e genitori si costituiscono abitudini virtuose che diventano una seconda natura.
In contesti così, anche la sanzione e il rimprovero acquisiscono un valore positivo perché “un bambino corretto con amore si sente considerato, percepisce che è qualcuno, avverte che i suoi genitori riconoscono le sue potenzialità”. La famiglia si configura così come “la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà”. In essa si imparano a discernere i messaggi della società circostante.

La famiglia: prima Chiesa

In questo contesto ricco si inserisce l’educazione alla fede, compito reso più difficile ai nostri giorni, ed è proprio per questo che risulta ancora più indispensabile. La famiglia “deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo”.
La fede va trasmessa con la gestualità e con una sensibilità narrativa e non solo con i concetti e i precetti.
Non si deve dimenticare, soprattutto, che la fede è dono di Dio. Bisogna parlare di Dio ai figli, ma bisogna altrettanto e soprattutto parlare dei figli a Dio. Le famiglie devono assumersi a pieno il loro ruolo, non come clienti, ma come credenti, come soggetto dell’azione pastorale dell’annuncio del Vangelo.

Educazione come processo integrale

Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Una dimensione preziosa di Amoris laetitia è il suo sguardo lungimirante sull’educazione. Questo ampio respiro si esprime nel contesto in cui il Papa parla dell’educazione alla fede. Educare alla fede, nell’ottica di Francesco, è un processo ricco e complesso che implica anche l’educazione alla vita. Educare alla fede non è un’esperienza isolata.
La fede non ci toglie dal mondo, ma ci inserisce più profondamente in esso.
I genitori incidono molto nell’educazione umana, morale e religiosa dei propri figli. Per questo è di capitale importanza che i figli non vivano a casa come estranei. La comunione genitori-figli è di vitale necessità per la trasmissione generazionale dei valori. Ciò che educa i figli non sono le ramanzine, ma la presenza e l’esempio. Il Papa invita a scoprire la dimensione narrativa della genitorialità: “Soltanto i momenti che passiamo con loro, parlando con semplicità e affetto delle cose importanti, e le sane possibilità che creiamo perché possano occupare io loro tempo permetteranno di evitare una nociva invasione. C’è sempre bisogno di vigilanza.
L’abbandono non fa mai bene”. D’altro canto, l’ossessione poliziesca non è educativa. I figli hanno bisogno del loro spazio per maturare nella libertà responsabile e per toccare la vita con le loro mani.
Un distinguo fondamentale è espresso dal Papa quando invita a interrogarsi non dove si trovi fisicamente il figlio, ma dove si trova in un senso esistenziale, ovvero “dove sta posizionato dal punto di vista delle sue convinzioni, dei suoi obiettivi, dei suoi desideri, del suo progetto di vita”.
“La famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà.
Ci sono inclinazioni maturate nell’infanzia che impregnano il profondo di una persona e permangono per tutta la vita come un’emozione favorevole nei confronti di un valore o come un rifiuto spontaneo di determinati comportamenti”.

Educazione implicita

Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Un tratto speciale di Amoris Laetitia è lo sguardo ricco sul compito educativo. Esso non si riduce soltanto alle lezioni impartite verbalmente dai genitori. L’educazione comincia molto prima, in una maniera spontanea, con la gestualità affettiva e affettuosa dei genitori.
In un passo di ricca fenomenologia e sensibilità, il Pontefice indica come l’amore genitoriale può manifestarsi in tanti piccoli gesti: “I bambini, appena nati, incominciano a ricevere in dono, insieme col nutrimento e le cure, la conferma delle qualità spirituali dell’amore. Gli atti dell’amore passano attraverso il dono del nome personale, la condivisione del linguaggio, le intenzioni degli sguardi, le illuminazioni dei sorrisi. Imparano così che la bellezza del legame fra gli esseri umani punta alla nostra anima, cerca la nostra libertà, accetta la diversità dell’altro, lo riconosce e lo rispetta come interlocutore. E questo è amore, che porta una scintilla di quello di Dio”.

Bisogno di un padre e di una madre

Francesco ribadisce il bisogno naturale dei bambini di ricevere l’amore complementare nella diversità di un padre e di una madre. La madre e il padre sono cooperatori e interpreti dell’amore di Dio Creatore. Essi mostrano ai figli rispettivamente il volto materno e il volto paterno del Signore perché, come insegnò in modo memorabile Giovanni Paolo I, Dio è un Padre che ama con il cuore di una madre.
La madre dona e insegna la gratuità dell’amore, la sua incondizionata oblazione. Il padre insegna l’importanza di corrispondere all’amore, mostra come l’amore porta a crescere e a portare frutto. Le madri donano il cuore, i padri donano i confini. Entrambi collaborano a contribuiscono a formare l’identità unica del figlio.

L’amore vero è fecondo

Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

L’amore di coppia non termina nella coppia. Più vero è l’amore più si configura come esodo, apertura all’alterità. Ogni vero amore è fecondo. Secondo una bella espressione di papa Francesco l’amore dà sempre vita.
Per Giovanni Paolo II nella donazione dell’amore coniugale, mentre gli sposi si donano tra loro, donano al di là di se stessi la realtà del figlio, riflesso vivente del loro amore, segno permanente dell’unità coniugale e sintesi viva ed indissociabile del loro essere padre e madre.
Amori Laetitia ribadisce il costante insegnamento della Chiesa riguardo allo stretto rapporto tra fecondità e responsabilità invitando a istituire un circolo virtuoso tra apertura alla vita e paternità responsabile.

Sognare con Dio

L’esperienza della gravidanza è sublime perché mai come in quest’esperienza l’essere umano si avvicina alle sorgenti della vita. La madre collabora con Dio perché si produca il miracolo di una nuova vita.
Nonostante le difficoltà innegabili di questo periodo, il Papa invita a non perdere di vista la bellezza che esso racchiude, anzi, rivela. Ogni bambino è un progetto eterno d’amore. Ogni bambino è da sempre nel cuore di Dio. Ogni bambino è un sogno di Dio. I genitori sono chiamati a sognare con Dio. Sognare è desiderare. È allargare il cuore per far spazio alla persona amata. Pur riconoscendo le difficoltà che accompagnano la gravidanza, con grande tatto Francesco rivolge a ogni donna un appello accorato: Abbi cura della tua gioia, che nulla ti tolga la gioia interiore della maternità. Quel bambino merita la tua gioia. Non permettere che le paure, le preoccupazioni, i commenti altrui o i problemi spengano la felicità di essere strumento di Dio per portare al mondo una nuova vita.

Amabilità e perdono

Nelll’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Amare significa anche rendersi amabili. Amare è un arte con cui si entra nella vita dell’altro senza appesantirla. Esso richiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. Una cosa è sicura: più si ama, più si custodisce l’altro nella sua libertà e nella sua alterità. Questo predispone a un vero incontro con l’alterità dell’altro.
Quanto al perdono, esso è indispensabile, perché nella vita comune non ne mancano certamente le “occasioni”.
Se permettiamo a un sentimento cattivo di penetrare nelle nostre viscere, diamo spazio a quel rancore che si annida nel cuore. È questo il tener conto del male ricevuto.
Quando siamo offesi e delusi, il perdono non è facile, ma non è neppure impossibile. Esso è piuttosto indispensabile per custodire la vita della famiglia. Per poter perdonare abbiamo bisogno di passare attraverso l’esperienza liberante di comprendere e perdonare noi stessi. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare se stessi, di saper convivere con i propri limiti e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri. Quest’esperienza di perdono orizzontale si fonda sull’esperienza di essere perdonati da Dio, gratuitamente e senza meriti previ. Siamo stati raggiunti da un amore previo ad ogni nostra opera, che offre sempre una nuova opportunità, promuove e stimola.
Se accettiamo che l’amore di Dio è senza condizioni, che l’affetto del Padre non si deve comprare né pagare, allora potremo amare al di là di tutto, perdonare gli altri anche quando sono stati ingiusti con noi.
L’amore umano nella sua piccolezza e povertà, ha un germe di grandezza divina ed è chiamato a crescere, con la grazia di Dio, fino alla piena fioritura di questa bellezza.
Mediante il sacramento del matrimonio, l’uomo e la donna diventano specchio e icona dell’amore di Dio. I coniugi non si sposano solo per sé, ma in forza del sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei.

Il Sacramento e la sacralità del matrimonio

Nelll’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Il matrimonio si presenta come palestra dell’amore e come scuola di bellezza perché l’amore è la bellezza delle anime. Senza un’educazione alla concretezza dell’amore, la vita della fa miglia rimane un’operazione ad alto rischio. Se non si cresce nella capacità di amore, la coppia implode o esplode. Una prima concretezza dell’amore, definendola
come santa patrona, si potrebbe dire, con un pizzico di umorismo, che sia la pazienza. Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni, o permettere che ci trattino come oggetti. La pazienza è richiesta e cruciale dinanzi all’illusione che le relazioni debbano essere sempre rosee e idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. La pazienza si acquisisce quando si riconosce che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere e le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L’amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato.

Il Sacramento e la sacralità del matrimonio

Nelll’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Il matrimonio è ben più di una “convenzione sociale, un rito vuoto o il mero segno esterno di un impegno”. Il matrimonio è una vocazione, un sacramento ovvero è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi. Nel matrimonio si riflette il volto della Trinità, la quale si rivela con tratti familiari.
Nella famiglia umana radunata da Cristo, è restituita l’immagine e somiglianza della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. Da Cristo, attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia dello Spirito Santo, per testimoniare il Vangelo dell’amore di Dio.
Parlare di sacramento non è parlare di una cosa, ma è parlare di Cristo stesso che diventa fonte, custode e fine dell’amore degli sposi. Cristo stesso viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri. Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’alleanza sigillata sulla croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi.
Gli sposi indicano lo sposalizio di Cristo con la nostra natura umana. Nella vita nuziale, gli sposi sperimentano e indicano, in una analogia imperfetta ma reale, una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello.

Le famiglie di San Fiorano pregano per tutte le famiglie di San Fiorano

Con la solennità di san Giuseppe, anche la nostra comunità parrocchiale ha dato l’avvio all’Anno dedicato alla “Famiglia Amoris laetitia”, con un impegno concreto: pregare per tutte le famiglie di san Fiorano.
La nostra parrocchia crede fermamente nella potenza della preghiera comunitaria. Per questo, ogni giorno, pregheremo per tutte le nostre famiglie. Chi lo desidera può assumersi questo “impegno” per una settimana. Come? Prenotando da don Giuseppe l’immagine della Famiglia di Nazareth. Secondo un calendario stabilito verrà consegnata alla famiglia, durante una messa della domenica, l’immagine con il foglietto riportante la preghiera e una candela. Ogni giorno della settimana la famiglia si impegnerà ad accendere la candela per tutto il tempo della preghiera da recitare davanti all’immagine. La domenica successiva riporterà l’immagine che verrà passata ad un’altra famiglia che continuerà la catena di preghiera. Quando non ci sono famiglie disponibili la preghiera verrà garantita dalla comunità parrocchiale prima della recita del Rosario.

Il Papa annuncia l’Anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

“Le famiglie del mondo siano sempre più affascinate dall’ideale evangelico della Santa Famiglia e con l’aiuto della Vergine Maria divengano fermento di una nuova umanità e di una solidarietà concreta e universale”. Questo l’auspicio che il Papa esprime per l’anno che verrà che, all’Angelus, proclama Anno dedicato alla Famiglia Amoris laetitia, ispirato all’ideale dell’amore coniugale e familiare incarnato da Gesù, Maria e Giuseppe e sottolineato nell’Esortazione apostolica a cinque anni dalla promulgazione. 

L’esperienza della pandemia ha messo maggiormente in luce il ruolo centrale della famiglia come Chiesa domestica e ha evidenziato l’importanza dei legami tra famiglie, che rendono la Chiesa una ‘famiglia di famiglie’.
Attraverso alcune iniziative spirituali, pastorali, anche la nostra comunità parrocchiale intenderà rivolgersi alle famiglie esortando ogni persona a essere testimone dell’amore familiare.