Libertà e vita

Abbandoniamo dunque il comune adagio secondo il quale la mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro. È infatti un pensiero figlio del ripiegamento su sé stessi, dove ciò che fa l’altro non mi interessa proprio perché non mi interpella come fratello. È l’indifferenza dell’esistenza altrui che rende inutile per la mia vita, la sua fragilità e anche la sua bellezza.
Sentiamoci invece pensati per una libertà condivisa con i fratelli, dove la mia libertà inizia esattamente dove comincia la tua. Dobbiamo essere insieme liberi di rispondere al sogno del Creatore che ha pensato ogni singola vita umana per cantare la bellezza del Vangelo. È la fraternità a dare sapore alla libertà altrimenti accade che quest’ultima si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore.
Osiamo sperare che la Giornata per la Vita divenga sempre più un’occasione per spalancare le porte a nuove forme di fraternità solidale.

Libertà e vita

La vita è esperienza di libertà.
“Libertà e vita” è il titolo del Messaggio che il Consiglio Permanente della CEI ci affida per la 43° Giornata per la vita, del prossimo 7 febbraio 2021.
Vuol essere questa un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso.
“Oggi è facile confondere la genuina libertà con l’idea che ognuno giudica come gli pare, come se al di là degli individui non ci fossero verità, valori, principi che ci orientino, come se tutto fosse uguale e si dovesse permettere qualsiasi cosa”.
La libertà è invece dono che va prima di tutto accolto e di cui va compresa la portata per poterlo affrancare da ogni forma di egocentrismo ed egoismo, orientandolo al dono di sé. Siamo liberi dunque non semplicemente quando non abbiamo condizionamenti o quando possiamo dire o fare quello che vogliamo, piuttosto sperimentiamo la vera libertà quando facciamo spazio all’altro che ci viene incontro, e quando nel rispetto che genera l’amore comprendiamo che “entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore”.
È libertà vera anche e soprattutto quando l’accoglienza dell’altro sconvolge i piani della mia vita, perché è nelle domande che questo incontro suscita in me che scopro lo stupore del condividere un cammino inatteso e l’esistenza come dimensione sinfonica dove in molti suoniamo un’unica armonia meravigliosa. In questo senso la famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà. È infatti nel suo alveo che è possibile allenarsi e sperimentare l’incontro con l’altro da me e imparare a custodirlo nei legami intergenerazionali e nell’accoglienza della vita, sempre e
comunque.