Beata Vergine del Rosario

E’ spontaneo passare dalla preghiera dell’Angelus a quella del Rosario. Le Ave ne formano la trama. Il metodo di meditazione dei misteri, evocati brevemente, e che formano la base del rosario, è strettamente legato al modo, con cui le tre piccole frasi dell’Angelus rievocano il mistero dell’Incarnazione. Fra le preghiere e le devozioni in onore di Maria, il rosario è certamente la più popolare, e nello stesso tempo una delle devozioni in cui c’è più spiccato il senso della Chiesa. La preghiera del rosario orienta a Cristo, per mezzo di Maria. La Vergine aiuta a penetrare e a vivere il mistero di Cristo, come ella lo ha vissuto. La semplicità del rosario, la sua atmosfera di pura ed evangelica contemplazione, quando i misteri sono meditati come le parti di un solo tutto, fanno del rosario una via facile per estendere la contemplazione liturgica a tutta la vita quotidiana, e per ricondurre continuamente tutta la nostra vita alla sua fonte celeste.

Stasera alle ore 21 recita del Santo Rosario meditato.

Prima domenica dell’ottobre missionario: ELETTI

Il tema del mese missionario che iniziamo oggi è caratterizzato da una forte spinta vocazionale: il Signore  ci chiama a contribuire alla realizzazione del suo progetto di salvezza per tutti gli uomini. In questa prima domenica la parola che ci guida è: Eletti. Siamo chiamati da Dio a lavorare nella sua vigna e vogliamo rispondere con generosità: “Eccomi, manda me”. Siamo eletti dal Signore come “tessitori di fraternità”,  perché la sua vigna possa produrre buoni frutti e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace possa crescere giorno per giorno anche con la nostra disponibilità e il nostro prezioso contributo. Preghiamo perché nella nostra comunità si rinnovino i legami fraterni e perché dall’eucarestia possiamo ricevere la forza per essere messaggeri di fraternità nelle nostre case, nei nostri ambienti di vita e di lavoro, ma anche profeti di fraternità per il mondo intero.

Rosario Missionario

“Eccomi: manda me”. Tessitori di fraternità è il tema per l’ottobre missionario di questo anno 2020. La preghiera del Rosario ci aiuta a interiorizzare cinque grandi “parole” che, quasi come “fili”, tessono la fraternità; ciascuna di esse è frutto della storia e delle caratteristiche di uno dei cinque continenti.

Stasera alle ore 21 recita del Santo Rosario presso la Grotta di Lourdes.

Tessitori di fraternità

Noi cristiani siamo così abituati al lessico della fraternità – si pensi solo a quante volte, durante la liturgia, risuona la locuzione: “Fratelli e sorelle” – che parlare di missione oggi in termini di “tessitori di fraternità” sembra qualcosa di estremamente semplice, se non banale. Certamente l’inclinazione alla fraternità è qualcosa che come umani ci portiamo dentro. Noi siamo “animali fatti di relazione e di relazioni”, come si sa bene sin dai tempi di Aristotele. Tuttavia, se c’è una cosa che vale per ogni aspetto della nostra umanità, è il dato per il quale in essa non vi sono automatismi di nessun tipo. Anche un’inclinazione così  profonda, come quella verso l’altro, verso il prossimo, richiede sempre un atto di volontà, una decisione, un passo da compiere in libertà. Ed ecco allora il punto: cosa succede al tempo della fraternità, quando le parole che sentiamo in mezzo al nostro quotidiano non riecheggiano quasi per nulla quelle liturgiche di “Fratelli e Sorelle”, quando scompare il bisogno dell’altro, quando cioè le condizioni economiche, sociali, culturali, di sviluppo sono tali da affrancare la maggior parte delle persone dalle situazioni di povertà, di indigenza, di fame, di esposizione a malattie incurabili così frequenti anche nelle parti ora ricche del mondo sino a poco tempo fa? In una parola: cosa succede alla questione della fraternità  quando il denaro, la tecnologia, l’espansione e la promozione dell’esistenza di ciascun soggetto prendono il sopravvento? Accade che essa diventi un compito, un impegno: una missione. Di più, secondo una possibile lettura di Evangelii gaudium, la fraternità diventa la missione specifica della comunità ecclesiale per questo tempo ed in questo tempo.

La fraternità è un tema attuale, è fondamentale per la Chiesa, ma accomuna anche l’intera umanità: lo si può cogliere immediatamente nei molteplici richiami di Papa Francesco, dall’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, al recente Documento sulla fratellanza umana. Tutto a richiamarci che la fraternità, prima ancora di essere una caratteristica dei cristiani è un’esperienza propria di ogni donna e ogni uomo e che i discepoli di Gesù sono chiamati a custodire e a coltivare in pregnanza di significato, perché è vissuta direttamente o indirettamente da ognuno di noi fin dai primi istanti della propria vita. Proprio per non banalizzare il termine “fraternità” e non chiuderlo nell’ovvietà, è utile comprenderlo nella novità che il Vangelo ci consegna e conseguentemente cogliere la prospettiva di responsabilità che ne scaturisce a partire dalla domanda “che cosa chiederemmo se la fraternità la guardassimo stando dalla parte dell’altro, di colui che chiamiamo fratello?”, e assumere tutta la responsabilità di essere noi propulsori di fraternità. Forse proprio nel sentirci coinvolti in un progetto di vita che ha nella fraternità una urgenza ecclesiale e sociale del nostro momento, ci sentiremo ulteriormente interpellati a verificare in essa una corretta  accoglienza del Vangelo, e così dire anche noi con coraggio “Ecco, manda me” (Is 6,8). Per strappare la fraternità dal rischio di una espressione scontata e per certi aspetti logora, la prospettiva che rimane è veramente quella di convertirci in un rinnovato stile di azione pastorale.